Dialetto - Folk-lore - Toponomastica - Vita di Carlomagno - Himera

  

 

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 Pro Marcello.

El deportista

Dante

Bello scrivere

 

A Pinna:

corso di dialettologia alla "Dante" di Rosario.

La Circolare 13

FELICE PASQUA

 

 

BENVENUTI NEL SITO DI NANDO ROMANO - LAVORI IN CORSO

 

La mia attività si esplica in due direzioni fondamentali: la ricerca dialettologica e l'impegno come docente e come dirigente scolastico in varie scuole della Puglia, della Toscana e della Sicilia. L'assegnazione all'Ufficio scuola del Consolato Generale di Rosario, Argentina, costituisce un nuovo stimolo ad operare in una realtà pregnante e policroma. Poi... c'è la Sicilia, ed Himera!

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      NOVITA' DELL'UFFICIO SCUOLA DEL CONSOLATO GENERALE DI ROSARIO

nandoromano@interfree.it.   Marzo   Aprile  Maggio          GIUGNO 2005

Esempi di bello scrivere

 

 

Luigi Fornacciari, Esempi di bello scrivere in prosa (scelti ed illustrati da), Napoli, Tiprografia di G. Sautto, 1858, settima edizione “con qualche nova cura del compilatore”, pp. 430.

 

   Con il signor Cancelliere contabile del Consolato Generale d’Italia in Rosario, dr. Giovanni Scognamillo, siamo soliti scambiarci qualche rarità bibliografica, condividendo questa ed altre nobili passioni; non potevo immagine d’esser fatto segno di un regalo di tale portata, essendo il volume del Fornacciari,  professore di belle lettere e lingua greca nel Real Collegio “Carlo Lodovico”, un prezioso libro che ben può costituire, ancora oggi, un “livre de chevet” nonostante l’età. E perciò ringrazio doppiamente il colto Amico.

   Il Fornacciari premette ai brani le sue Considerazioni generali su’ diversi tempi della lingua italiana, che non mancano di osservazioni di valore, come per esermpio che nel sorgere della lingua: “(…) il ben parlare a quell’età non fu degli scrittori solamente, ma eziandio del popolo: anzi da questo gli scrittori lo presero; e appunto si scrisse bene perché (sic) bene si parlò.” (p. 8). Nella nota questa concezione storicistica romantica è radicata negli Avvertimenti del Salviati (ivi, nota 3) e nelle Note del Salvini. Ripercorre, così, l’Autore, secolo per secolo, la storia della formazione della lingua italiana fino a giungere a’ suoi tempi, tempi di recupero della classicità sì che “Con uno studio in questa guisa fatto, parleremo una lingua nostra, ma non punto afforestierata: corretta anche di ogni popolare guastamento. Verremo formarci uno stile nostro, ma uno stile sano, uno stile italiano. Verremo ad acquistare quella maniera di scrivere che ha una eccellenza che più si sente di quello che apparisca: quella maniera di scrivere, che a ciascuno sembra facile a conseguire, e provando e faticando sudando, non riesce a conseguire.” (p. 20). Conclude l’Autore invitando i giovani ad esser fattivi: ”Perciocché (l’intendiamo bene) lo studio delle cose senza quello delle parole, e molto meno lo studio delle parole senza quelle delle cose, non fece, nè (sic) farà mai gli eccellenti scrittori” (ivi). Parole che sanno della posizione linguistica del Manzoni, ma che sono anche foriere di quella dell’Ascoli, quando invita i giovani intellettuali ad abbandonare gli sterili municipalismi per passare alla costruzione di una lingua viva e democratica (Proemio, AGI).

   Passa quindi il Fornacciari agli esempi di bello scrivere, rigorosamente chiosati e, forse, in una forma pedissequa e troppo pignola, ma il libro è dedicato ai giovanetti per cui un eccesso di note è giustificato. E fra di essi: narrazioni, brani descrittivi, ritratti d’uomini illustri, lettere, dialoghi, epigrafi, tratti da ogni tempo. Gli autori, oltre ai classici, sono il Gozzi, il Passavanti, Baldassar Castiglione, Annibal Caro, Francesco Maria Zanotti, e, naturalmente, il Dante della prosa italiana: Daniello Bartoli, il quale ultimo così spesso, nello studio della letteratura, oggi è messo vergognosamente da parte, nonostante la bella prosa e le accattivanti pregnanze ch’essa nutre.

            E proprio del Bartoli - sognatore delle lontane Indie, benché costretto a restare sempre in Italia come Generale della Compagnia di Gesù - riprodurremo il brano che segue, ambientato a Conguscima in Giappone, esempio di bello stile, nella sua nitida prosa, nei suoi contenuti tersi:

 

  Morì nel più bel fiore de’ suoi anni una figliuola otlremodo avvenente e unica ad un vecchio gentile, uomo per nobiltà e per richezze grande fra’ suoi; e come egli l’avea cara altrettanto che la propria vita, ne ebbe ad uscir di se per dolore, e dava in ismanie da muovere a pietà. Furono a consolarlo, fra gli altri due suoi amici, cristiani novelli; e come ben conoscenti dell’altre opere maravigliose che sapevano del santo padre Saverio; il consigliarono di ricorrere a lui:  e si confidasse nella pietà d’un tant’uomo; che sol che egli gli chiedesse, potrebbe tornargli in vita la sua figliuola. Il vecchio, confortato da ciò sperare, con esso gli amici che gli fecero scorta al santo, gli si prostese innanzi, e più con le lagrime che gli scorrevan dagli occhi, che con le parole che mal poteva esprimere, il pregò (se tanto valevano appresso il Dio che prdicava le sue intercessioni) a tornargli viva una sua unica figliuola, mortagli poco avanti: chè in un medesimo darebbe la vita altresì a lui, che senza essa si moriva di dolore. Il santo, inteneritosi alle lagrime di quel misero padre, si ritirò col fratel Giovanni Fernandez a pregar Dio di consolarlo, e in brieve spazio a lui si tornò e dissegli: andasse, chè di certo la figliuola sua era viva. Egli (che vedendo ritirarsi, imaginò che si apparecchiasse di venir seco a piangere sopra il cadavero della defunta) udendosi ora dire non altro, se non ch’ella vivea, si tenne schernito; e pien di cruccio e d’ira, gli volse le spalle e si partì. Ma nell’avvicinarsi a casa, eccogli andare incontro, con segni d’infinita allegrezza, un suo servidore che ne veniva in cerca, e in vederlo da lungi, gridò: affrettassesi, chè la fanciulla era tornata viva: né viva solamente ma sana. E ne vide egli medesimo il vero; chè nel mettere il piè in casa, ella stessa si fece ad incontrarlo. Il vecchio, a tal veduta tanto fuor di speranza, a poco si tenne che di giubilo non finisse; e piangendo ed abbracciandola, la domandò del come? Ella contò, che incontamente, poiché morì, le furono a canto certi orribilissimi manigoldi che se la presero e conducevanla ad una profonda voragine piena di fuoco, per gittarla ad ardere; ma che d’improvviso si pararon loro incontro due, a lei del tutto incogniti, se non che vide, ch’erano di venerabile aspetto; e sgridato que’ manigoldi, la ritolsero loro di mano: indi non sapea come, s’era trovata viva e del tutto sana. Bene intese egli chi fossero i due che l’avevano liberata, e condottala a render grazie al Saverio, poiché ella vide lui e seco il Fernandez, rivolta con atto di maraviglia a suo padre, gridò: e qusti son dessi quegli che m’han camapata dal fuoco e dalla morte. E senza più, il padre ed essa chiesero di battezzarsi; e poscia quanti aveano di famiglia, istrutti nei misteri della Fede, si renderno cristiani. (Acia, lib. III)

 

   Nonostante i pregi dell’opera, non  mancheremo infine di notare la penosa banalizzazione degli accenti che son resi tutti gravi negli scritti sia del Fornacciari sia degli scrittori da cui son tratti gli “specimena”.

                                                                                 

                                                                                                                     Nando Romano