Cicerón, Pro Marcello, Discurso de agradecimiento por el perdón de Marcelo, edizione a cura di Elisabeth Caballero de Del Sastre, Darío Maiorana, Beatriz Rabaza, Alicia Schniebs, Centro de Estudios Latinos Facultad de Humanidades y Artes, Univesidad Nacional de Rosario, 1999, pp. 167.

 

Fra le orazioni di Cicerone, la Pro Marcello è quella che più mi piace. Ricordo degli studi giovanili, certo, ma anche di estemporanee letture extra-scolastiche, Perciò mi fa tanto più piacere aver ricevuto in omaggio dal Decano prof. Darìo Maiorana questo volume che si presenta sobrio fin dalla bella copertina disegnata da Lilián la Pira. Si tratta di una edizione rivolta non soltanto agli specialisti – e su Cicerone c’è sempre qualcosa di nuovo da aggiungere data la statura del personaggio – ma specie a chi non conosca il latino e voglia avvicinarsi a questo testo pulito e scorrevole nonostante l’altezza dei concetti ed il grande equilibrio della facondia tulliana.

“15 Quod quidem meum consilium minime obscurum fuit.” – afferma Cicerone a riprova di quanto sopra osservato – “Nam et in hoc ordine integra re multa de pace dixi et in ipso bello eadem etiam cum capitis mei periculo sensi. Ex quo nemo erit tam iniustus rerum existimator qui dubitet quae Caesaris de bello voluntas fuerit, cum pacis auctores conservandos statim censuerit, ceteris fuerit iratior. Atque id minus mirum fortasse tum cum esset incertus exitus et anceps fortuna belli: qui vero victor pacis auctores diligit, is profecto declarat maluisse se non dimicare quam vincere. (Ivi, p. 78).

Ciò che viene puntualmente tradotto in una forma scorrevole:

“15 Mi opinión no la mantuve oculta en lo absoluto. Efectivamente, no sólo antes del comienzo de la guerra hablé mucho acerca de la paz en esta asamblea, sino también en plena guerra opiné lo mismo, incluso poniendo en peligro mi cabeza. Por lo cual ningún critico será tan injusto que dude de cuál fue la intención de César respecto de la guerra, ya que juzgó que debía salvarse inmediatamente a los partidarios de la paz, y se mostró más airado con los demás. Y esto quizás fue menos admirable entonces, cuando el resultado era incierto y dudosa la suerte de la guerra; pero quien como vencedor aprecia a los partidarios de la paz, este demuestra ciertamente que hubiera preferido non luchar antes que vencer.” (Ivi, p. 79).

Cosa non facile data la sottiglienza dell’eloquenza ciceroniana la cui forza è, come si può notare, nell’essenzialità, nella precisione della parola, preziosa tessera di mosaico per l’economia del testo stesso, per cui ogni traduzione si fa necessariamente parafrasi; l’assunto tulliano, infatti, raggiunge volentieri, ed anche in questo caso, le altezze del pensiero greco, colto nella sua migliore eloquenza e pur traslato, necessariamente, “mutatis mutandis”, nel contesto del complesso pragmatismo romano.

Proveremo a tradurlo in italiano e di ciò ringraziamo gli autori che ci hanno motivato all’esercizio:

”15 Epperciò il mio pensiero non fu per nulla oscuro. Infatti anche in questa assemblea molto ebbi a dire con chiarezza sulla pace, e persino durante la guerra, ponendo in pericolo la mia testa. Ne deriva che nessuno potrà essere tanto ingiusto estimatore de’ fatti, che giunga al punto di dubitare quale sia stata la volontà di Cesare sulla guerra: avendo egli stabilito ch’eran da salvaguardare i fautori della pace, più s’adirò con gli altri. Ciò che allora, forse, fu ancor meno ammirevole, essendo l’esito incerto e dubbie le sorti della guerra: ma invero se un vincitore apprezza i fautori della pace, ciò dimostra che piuttosto avrebbe preferito non combattere che vincere.”

L’edizione segue il seguente percorso: Prólogo, Abreviaturas, Introducción, Comentario, Texto latino y traducción, Notas al texto, Cronología y vida de Cicerón, Bibliografía, che si sviluppa sempre chiaro e con abbondanti e congrue osservazioni e note. Un libro da leggere, un lavoro da meditare.

 

                                                                                              Nando Romano